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Between Gestures. Gijs van Lith, Ina Gerken, Jan Vallverdú, John Miserendino

Gijs van Lith, Ina Gerken, Jan Vallverdú, John Miserendino

Oct 10 – Nov 28

Lis10 Gallery
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Unit 1201, 12F, M Place, 54 Wong Chuk Hang Rd, Hong Kong, Hong Kong

Tue–Fri 11–13 / 15–19, Sat 16–19, Sun by appointment only

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About

A cura di Domenico de Chirico Il gesto è il fulcro generativo dell'atto creativo, quel punto liminale in cui, in un solo istante, si incontrano il prima e il dopo, l'impeto e la sospensione. Ciò che la pittura gestuale rende percepibile non è semplicemente l'azione dell'artista, ma la traccia di una negoziazione incessante tra intenzione e materia, tra anticipazione ed eccedenza, tra il movimento che precede il segno e la resistenza che il segno oppone al movimento. Non è dunque il residuo di un'azione ormai conclusa: l'energia del gesto permane sulla superficie come evento formale, come alterazione irreversibile del campo pittorico. Ed è precisamente nella tensione tra origine e permanenza che la gestualità può essere sottratta a una lettura meramente espressiva. In tal senso, la nozione di 'essere-con' (être-avec) elaborata dal filosofo francese Jean-Luc Nancy offre una prospettiva particolarmente fertile: il gesto non appartiene mai interamente a un soggetto sovrano, ma si dà nella relazione fra corpo e spazio, materia e alterità. Si tratta di un tocco, di un punto di contatto nel quale il corpo si espone alla renitenza della materia e, al contempo, ne viene modificato. La superficie non riceve il gesto, ma vi partecipa, opponendo densità, assorbimento, scivolamento e attrito. Ciò che emerge è dunque una reciprocità: il gesto produce la superficie tanto quanto la superficie determina il gesto. L'equazione fra gesto e interiorità, fra espressività del segno e intensità emotiva, presuppone una trasparenza del gesto stesso che la pittura, al contrario, sembra continuamente smentire. Il gesto non vale in quanto rivelazione di un'identità, ma come procedimento attraverso il quale la pittura produce differenze e istituisce rapporti: addensamenti e rarefazioni, accelerazioni e arresti, continuità e fratture, prossimità e distanza. Ed è a partire da queste polarità che la gestualità indagata nella mostra prende forma, non soltanto nella relazione tra soggetto e oggetto, ma anche nei rapporti, complessi e talvolta tortuosi, che si instaurano tra i diversi esiti di questa dialettica originaria. Ne emerge una concezione del gesto come campo di tensioni, nel quale ogni atto pittorico genera ulteriori possibilità, deviazioni e contraddizioni. Between Gestures riflette sul gesto non soltanto come accadimento fisico, ma come forma di esposizione del pensiero e di un flusso di coscienza che affiora al di là dell'intenzione: traccia di un divenire che, nel suo farsi, eccede tanto la volontà da cui prende avvio quanto la forma in cui infine si deposita. Il gesto si configura così come una soglia, ed è precisamente in questo spazio intermedio che i linguaggi individuali, pur mantenendo la propria specificità, si aprono all'incontro. Attraverso differenti approcci all'astrazione, alla materia, al colore e alla composizione, le opere presentate instaurano un dialogo tra sensibilità distinte, non orientato alla ricerca di una sintesi, ma alla possibilità di una coappartenenza simbiotica eppur provvisoria. È a partire da questa tensione che il flusso generativo dell'artista olandese Gijs van Lith, in cui l'improvvisazione lascia affiorare il subconscio sulla superficie pittorica, si misura con le stratificazioni materiche e le imponenti estensioni di campo dell'artista tedesca Ina Gerken, animate da una tavolozza cromatica vibrante. Queste due ricerche si dispiegano a loro volta in un confronto fecondo con l'immediatezza astratta di un linguaggio non lineare e la tensione monumentale dell'artista spagnolo Jan Vallverdú, fino a incontrare il linguaggio pluridirezionale, talvolta tridimensionale, di John Miserendino, nel quale la relazione tra umano e geologico si configura come una più ampia interrogazione sulla materia, sul tempo e sulle forme del divenire. Between Gestures si configura dunque come una conversazione circolare, che riflette sulla soglia instabile di un gesto capace di eccedere tanto chi lo compie quanto il segno che ne resta. Le opere non perseguono una sintesi tra linguaggi differenti, ma una prossimità, la possibilità di una reciproca esposizione. «Niente preparazione, solo caffè».

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