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Bruno Catalano Incontra Giorgione

Bruno Catalano

Jun 27 – Nov 3

Galleria Ravagnan
Gallery

Galleria Ravagnan

Dorsoduro, 686, 30123 30123

Mon-Sun 10:30am-6pm

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About

I _Viaggiatori_, monumentali sculture in bronzo di Bruno Catalano, fanno il loro ingresso a Castelfranco Veneto, città del Giorgione, indiscutibilmente conosciuto come il pittore più rivoluzionario e misterioso del Rinascimento, autore di paesaggi indimenticabili abitati da una luce diffusa e da personaggi avvolti nell’enigma e nel silenzio. In un circuito temporale straordinario, le figure di Bruno Catalano nella magia del pieno e del vuoto, nella dialettica spettacolare del grave e lieve, hanno la capacità di ridestare l’atmosfera sospesa e l’invisibile propri della poetica giorgionesca. Collocati nel perimetro urbano, i _Viaggiatori_ dell’artista franco-italiano, composti di lacerti e di indizi, di parti disgiunte ma incredibilmente salde, sintetizzano il cammino che ogni uomo compie nella vita, un cammino fatto di squarci, di mancanze, di desideri, di un passato che ci portiamo appresso come una sorta di valigia e di un futuro che volti e sguardi lasciano intravedere. _«La vita può essere compresa solo all’indietro, ma deve essere vissuta in avanti»_, così si esprimeva Søren Kierkegaard nei suoi Diari e ci pare davvero che i Viaggiatori di Bruno Catalano, sulla scia del quadro _I Tre Filosofi_ di Giorgione, dove gli occhi dei protagonisti sono tutti rivolti ad un altrove, rappresentino l’essenza vera di ogni persona che avanza, tra terra e cielo, nelle costanti fragilità ed esitazioni che la vita porta con sé. Hanno attraversato porzioni di mondi lontani, prima di approdare a Castelfranco Veneto carichi di esperienze e qui, circondati dalle mura antiche e dal viavai cittadino, si lasciano interrogare e ammirare. C’è un sentimento di vicinanza e di sottile condivisione che spinge il passante a fermarsi e osservare: non capita spesso con i monumenti all’aria aperta. Sarà l’abbigliamento quotidiano, sarà il modo di atteggiarsi, ma queste sculture, investite di un’aura antieroeica, emanano un fascino unico. Il fatto di essere incomplete e attraversate dal vuoto le rende ancora più umane perché chiedono di essere ultimate, perfezionate dall’occhio e dalla mente di ognuno di noi. E pensare che la loro genesi è da attribuirsi ad un incidente in fonderia, dovuto alla colata di bronzo che non ha correttamente riempito lo stampo, lasciando una voragine nella pancia della figura. Da un ostacolo apparentemente insormontabile è scaturita un’opportunità che è diventata cifra stilistica, tratto distintivo di una poetica oramai internazionale. La fine che segna un inizio. Quante volte accade nella vita? È proprio per questo che i _Viaggiatori_ di Bruno Catalano ci appaiono così vicini. Nei loro corpi incompiuti riconosciamo l’impronta delle ferite, degli scarti, delle difficoltà che modellano ogni esistenza. La loro incompletezza non parla di mancanza, ma di resistenza. L’empatia che suscitano nasce proprio da questa silenziosa affinità: il riconoscimento reciproco tra anime forgiate dagli ostacoli eppure capaci di proseguire il viaggio. «Le mie sculture portano una storia, ma non la raccontano», dice l’artista. «Non sappiamo da dove vengano né dove vadano, ma sappiamo che camminano. Il vuoto all’interno dei loro corpi è lo spazio che accoglie il mondo che li circonda». In bilico tra partenze e ritorni, accomunati da un bagaglio che unisce memoria e divenire, questi viaggiatori del nostro tempo, interpretando il sentimento forte del distacco che l’artista stesso ha provato a quindici anni costretto a lasciare il Marocco, paese natale, per giungere a Marsiglia, incarnano i temi, ora più che mai attuali, dell’emigrazione, dello sradicamento, della transitorietà e della ricerca del sé. Che si tratti di _J4_, di _Bleu de Chine_, di _Voyage à NY_ o di _Benoît_, ogni _Viaggiatore_ conserva nell’estremo vigore del frammento l’equilibrio di un’interezza data dal certo e dall’incerto, dal visibile e dall’invisibile. Se nel potente _L’Homme qui marche I_ («L’uomo che cammina I») del 1960 di Alberto Giacometti, il bronzo risulta corroso, aggrumato, non definito a suggerire un idolo senza tempo che dalla statuaria egizia e soprattutto etrusca giunge al contemporaneo, l’uomo di Catalano appartiene al suo e al nostro tempo e la materia accuratamente plasmata lo dimostra. Lo stesso avviene per alcuni dei protagonisti giorgioneschi, a cominciare, nella celeberrima _Tempesta_, dalla figura maschile, elegantemente vestita, che si fa portavoce della civiltà mediterranea e rinascimentale. Il sommo pittore ha raccontato la cultura delle corti e l’aristocrazia della Serenissima in un’arcana e indecifrabile tensione narrativa, utilizzando lo sfumato e il tonalismo per fondere indissolubilmente le figure umane all’ambiente circostante. Le sculture di Catalano nel bronzo spezzato dei corpi fanno entrare lo stesso paesaggio di Castelfranco Veneto con le infinite vibrazioni luministiche, dense di riflessi e di intermittenze. È la magia di un incontro eccezionale perché quando l’arte tocca le corde profonde dell’anima e del mistero umano diventa lingua universale.

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sculturabronzorinascimentoemigrazioneviaggio
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