
Ferdinando Scianna al Ghetto di Venezia
Ferdinando Scianna
Ikona Photo Gallery
Campo del Ghetto Nuovo, Cannaregio 2909, 30121 30121
Daily 11am-7pm, Closed Saturdays
Admission
Free Admission
About
La prima volta fu nel 2007, a fine maggio, quando varcai la porta in vetro di Ikona Photo Gallery, soglia che invita lo sguardo a entrare. C’era una mostra allestita in galleria, _Watermark_ di Robert Morgan: un accrochage il cui titolo riprendeva l’originale del saggio di Joseph Brodsky — _Fondamenta degli Incurabili_ — di cui Morgan è il destinatario della dedica scritta in apertura del libro. Di quella mia prima volta ricordo, tra i numerosi dettagli, il silenzio all’interno dello spazio e il riflesso della luce a terra. Una luce proveniente dalla scala luminosa realizzata da Federica Marangoni, sopra la quale è posta l’insegna IKONA VENEZIA in vetro color turchese. E seduta alla scrivania, Živa Kraus, presenza incisiva e laterale. Iniziò così il mio costante far visita a una camera posta al centro di un campo che è “isola nell’isola”, il Campo del Ghetto Nuovo. Dopo diciannove anni ancora ritorno a varcare quella porta in vetro che conduce a un temporaneo incontro con la grafia dello sguardo di un fotografo. Il lavoro di Ferdinando Scianna sarà esposto alle pareti di Ikona Gallery. Dal prossimo 31 maggio 2026 si potranno riscoprire le immagini raccolte dal fotografo siciliano per un progetto realizzato nel 2016, in occasione del cinquecentenario della nascita del Ghetto: fotografie allora presentate al pubblico con la mostra _“Ferdinando Scianna Il Ghetto di Venezia 500 anni dopo”_ presso la Casa dei Tre Oci alla Giudecca. Questa testimonianza ritrae una memoria e un campo che ancora recano in sé una forte specificità. Soffermarsi di fronte a questi scatti consente al visitatore di percorrere i masegni del campo, di oltrepassare uno dei tre ponti che ne permettono l’accesso e di sollevare lo sguardo fino alla cima degli edifici, qui fitti e alti più del normale. E, ancor di più, significa interrogarsi sulla Fotografia e sull’andatura che permette all’autore di abitare gli istanti fino a renderli visibili. Un progetto, questo di Scianna, che non è stato solo la risposta a una commissione di reportage da parte di Fondazione Venezia, ma un atto di conoscenza: un inoltrarsi fino a riconoscere, a registrare e a pronunciarsi su un confine che è ben di più dell’ala esclusiva di una città. Queste fotografie contengono anche molto di qualcosa che sta in filigrana. C’è nel loro bianco e nero la dedizione, l’attenzione dell’osservare, lo sporgersi fino al punto di comprendere. Vi è inscritto un tempo di passi e di parole, di indicazioni e di punti visitati insieme, di confronti e scambi tra persone che in un campo hanno condiviso un’azione comune. Alludo a Ferdinando Scianna e a Živa Kraus che, amici, hanno percorso insieme il Ghetto nei giorni di ripresa. Il primo in qualità di autore, la seconda in qualità di persona che dal 2003 ha scelto questo luogo per attuare il suo gesto curatoriale verso la Fotografia. Questa mostra afferma la visione personale di un maestro sul Ghetto di Venezia e sottolinea quanto il linguaggio fotografico, oggi apparentemente alla portata di tutti, sia il risultato dell’applicazione di una vita intera; di quanto sia necessario immergersi nell’esercizio dello sguardo e della compartecipazione. Me lo testimoniano le immagini di Scianna e la presenza incisiva e fedele di Živa Kraus. A.S. Venezia, 21 maggio 2026